Il
9 Giugno 2000, mio nonno Marianno, chiamato Mario, padre di mio padre,
avrebbe celebrato il suo 100esimo compleanno. E' morto di un problema
al fegato, ce lo aveva spappolato... il 4 Agosto 1979, allora ha celebrato
il suo compleanno in Paradiso.
Era l'ultimo di 7 figli, e suo padre aveva quasi 50 anni quando e' nato.
La sua intera famiglia, e molti dei suoi avi, hanno vissuto in un paese
chiamato Lusiana, in provincia di Vicenza.
Ho
chiesto a mio padre di scrivere una piccola biografia su di lui dato che
avevo solo 15 anni quando e' morto, e non sapevo molto della sua vita,
eccetto di quelle cose che gli sono successe quando era anziano. Quando
ho letto questa biografia ho capito che non sapevo molto della sua vita,
e sono molto grata a mio papa' per raccontare la vita del nonno cosi'
bene.
Questa
pagina e' dedicata alla sua memoria, e spero vi piacciano le vecchie foto.
Passate
il mouse sulla foto per una descrizione.
Biografia
di Marianno Corradin
Il 9 Giugno 1900, nel comune di Lusiana (Vi)
in Via Lebele, nasce il 7° e ultimo figlio dei coniugi Matteo Corradin
e Anna Frello. Gli venne imposto il nome Marianno a ricordo di una zia
che era di una certa agiatezza (non si sa mai!). Fu poi chiamato Mario
per praticità.
Essendo i genitori analfabeti gli fecero frequentare la scuola ma solo
fino alla 3° elementare, che per quei tempi era già molto.
Appena fu in grado di fare qualcosa, verso gli 8/10 anni venne avviato
al lavoro.
Nel 1915 scoppiò la 1° guerra mondiale e uno per volta i fratelli furono
chiamati alle Armi.
Nel 1918 appena compiuti 18 anni fu il suo turno, venne mandato subito
in prima linea e aggregato alla fanteria, ebbe però fortuna, perché lui
e i suoi fratelli non caddero in guerra.
Finita la ferma i suoi fratelli tornarono a casa, a lui si presentò l'occasione
di entrare nella guardia di Finanza, visto, che sapeva leggere e scrivere,
e notando la miseria che c'era allora si arruolò per un paio d'anni. Il
suo lavoro consisteva nella guardia alla rete metallica lungo il confine
con l'Austria e alla caccia dei contrabbandieri (la quasi totalità di
loro lo faceva per sfamarsi).
Durante l'inizio della primavera del 1920, Mario era di servizio lungo
il confine con l'Austria, c'era una rete metallica che segnava il confine,
e il suo il compito era di tenerla sotto controllo perché nessuno la tagliasse
o scavalcasse. Il turno di sorveglianza era di otto ore e per nessun motivo
poteva allontanarsi, pena 20 anni di carcere se non fosse successo nulla,
ma se invece succedeva qualcosa, la pena era la fucilazione. Verso la
fine di marzo Mario era di guardia e doveva smontare alle 22.00, ma non
ricevette il cambio ed erano già cinque ore che era sotto la pioggia senza
riparo, e ci rimase altre otto ore. Quando ritornò in caserma fu colto
da una febbre altissima con broncopolmonite doppia, tanto che lo diedero
per spacciato. Due giorni dopo il ricovero in Ospedale, all'improvviso
la febbre calò, ma si ritrovò tutti i capelli sul cuscino, era completamente
pelato, gli dissero che la febbre gli aveva bruciato le radici dei capelli
e che non sarebbero più ricresciuti. In seguito però, solo nella parte
bassa della testa le ricrebbero, e si ristabilì completamente.
Finita la ferma si congedò e tornò a casa, era il 1922, il lavoro era
molto scarso, riuscì a farsi assumere per sei mesi nella costruzione dell'Ossario
dei Caduti di Asiago. Senza lavoro e prospettive, seppe che in Val D'Aosta
assumevano personale nella miniera di ferro di Cogne. Non essendo un lavoro
adatto a lui e per di più mal pagato, con alcuni suoi compagni di lavoro
attraversarono le montagne a piedi e andarono in Francia a Chambéry, e
poi a Grenoble a fare lo scaricatore di Porto, e quindi a Lione. Ritornò a casa nel 1929 e conobbe la sua futura
moglie Rina Busa, e dopo appena 7/8 mesi si sposarono, (non tornò più
in Francia) e assieme andarono a lavorare in un cotonificio del Biellese
(Trivero). La moglie Rina intanto era in attesa del primo figlio, e voleva
avere vicino la sua famiglia di origine al momento del parto, quindi tornarono
al paese, vale a dire a Lusiana in via Lebele, nella casa costruita con
i risparmi di anni di duro lavoro in Francia.
Il 19 Dicembre 1930 nacque il bimbo, gli fu imposto il nome Luciano Matteo,
per ricordare una zia e il nonno paterno. Ora, andare via a cercare lavoro
con un bimbo piccolo a quei tempi era impossibile e decisero di rimanere
a Lusiana, Mario sarebbe andato a fare lavori stagionali.
Nel 1932 il 30 Giugno nacque Anna Clara, e il 28 Marzo 1934 Angelina.
La situazione economica era molto precaria e con tre bambini da allevare
la vita si presentava difficile. Rina allevava polli e capre ma non bastava,
bisognava trovare un lavoro stabile.
Nel 1935 si presentò l'occasione, venne a sapere che ad Ivrea (in Piemonte),
una fabbrica assumeva operai, partì e venne assunto. La famiglia era rimasta
nel veneto ma voleva averla vicino, così nel 1936 a Settembre la fece
venire. Rina con i bambini arrivò ad Ivrea alle 10 di sera, ma non c'era
nessuno ad attenderla. Mario le aveva inviato un telegramma per avvertirla
di non partire, perché la casa che aveva affittato non gliela voleva dare
per i tre bambini che avevano. Il telegramma però non era stato recapitato
in tempo, ma Rina non si perse d'animo, di fronte alla stazione c'era
un albergo e la padrona era molto disponibile, telefonò in fabbrica dove
Mario lavorava, fu molto sorpreso e per quella notte dormirono in albergo.
All'indomani cercarono casa, ma dovettero adattarsi a vivere in varie
catapecchie pur di stare insieme. Nell'inverno 1936/37 il tempo era molto piovoso
e umido e rischiarono di perdere i loro bambini per tosse e bronchite,
nelle camere c'erano rigagnoli d'acqua. Finalmente arrivò la primavera
e trovarono un'altra casa più salubre ed esposta a sud, "Canton Fonzetto",
intanto la salute di Mario stava peggiorando a causa del lavoro, essendo
piccolo di statura respirava gli acidi delle vasche di lavaggio del rayon,
il medico gli diagnosticò sei mesi di vita se non avesse cambiato il lavoro.
Tornò così con lavori un pò precari nell'edilizia, però tornò la salute.
Nel 1939 fece venire dal veneto anche suo padre Matteo a vivere con lui,
il padrone di casa nel mese di Novembre sfrattò la famiglia, andarono
a vivere a Monte Navale. A nonno Matteo non piaceva quel posto e si ammalò,
il 9 Febbraio 1940 morì.
Nel 1941 ritornarono finalmente nella casa che si erano trovati bene a
"Canton Fonzetto", era morta la vecchia che vi abitava.
Nel 1943 il 22 Luglio fu richiamato nella guardia di Finanza, fece servizio
in vari posti e l'ultimo a Domodossola dove si aggregò con i partigiani
di Moscatelli, fu ferito ad una mano.
Nel 1943 durante la seconda guerra mondiale, Mario era in servizio a Torino
alla manifattura tabacchi, e quando c'erano i bombardamenti aspettavano
che finissero per correre a vedere i danni, e ad evitare che la gente
rubasse nei negozi o nelle case danneggiate dalle bombe.
Nell'estate del 1944, venne prima mandato a Bognanco (Novara) per reprimere
il contrabbando di sigarette e generi alimentari con la Svizzera, ma poi
visto che Mario dava poche multe lo trasferirono a Domodossola. Le azioni
di guerra lì erano molto frequenti, specialmente con i partigiani, che
nello autunno del 1944 occuparono la cittadina. Mario si aggregò e partecipò
anche lui ad azioni di guerra, in una di queste fu ferito al palmo della
mano sinistra che s'infettò. In montagna non potevano curarlo e c'era
il rischio che andasse in cancrena, non poteva andare all'Ospedale, perché
da quelle parti era considerato un disertore, visto che aveva ancora la
divisa di guardia di finanza, se la indossò e confidando nella fortuna
riuscì a tornare a casa in due giorni.
Andò subito all'Ospedale a curarsi la mano, appena in tempo per evitare
complicazioni. Ci vollero mesi per guarire, ma nell'aria c'era sempre
la paura che venissero a cercarlo e l'avessero trovato, vennero, infatti,
ma ormai la guerra volgeva al termine e visto che non c'era più nessuno
si fece vedere. Con la venuta del fascismo la situazione divenne più politica,
dovevano ricercare gli antifascisti e visto i modi che dovevano usare,
divenne anche lui antifascista.
Finita la guerra tornò a casa, acquistò una mula e si mise a fare trasporti
in genere, ma visto che nella casa dove abitava c'era una stalla e un
fienile, per fare quadrare meglio il bilancio, Mario decise di fare il
contadino, quello che già aveva fatto in passato, una buona risorsa per
quei tempi avere latte, polli e salumi.
Intanto i figli crescevano, nell'Ottobre del 1945 il figlio maggiore Luciano
iniziò a lavorare nella fabbrica "Olivetti", un buon aiuto. Negli anni
successivi anche Anna e Angelina lavoravano dando così il loro contributo.
Luciano nel 1957 si sposò e le sorelle andarono in Inghilterra a lavorare
in una sartoria.
Nel 1958 Angelina sposa un americano e va a vivere in America, avrà quattro
figli Mary, Lisa, John e Billy. Luciano ebbe tre figlie Lorena, Silvia
e Katia. Anna nel 1960 torna per fine contratto dall'Inghilterra, continua
a fare la sarta, ma con l'aiuto del fratello Luciano entra alla Olivetti
come operaia, non si è mai sposata e ancora oggi vive con la madre Rina.
Quindi nel 1965 Mario va in pensione per raggiunti limiti di età, ma avendo
pochi contributi riceverà una minima pensione, che per arrotondare si
dedicherà per diversi anni a coltivare l'orto e allevare gli animali da
cortile.
Nel 1976 andò ad abitare in un appartamento vicino a Canton Fonzetto in
un condominio. Una casa riscaldata che lo farà stare meglio, ma il 4 Agosto
del 1979 dopo una breve malattia alle sei del mattino muore.